Le strutture residenziali per anziani della Lombardia affrontano una crisi economica senza precedenti. Secondo i dati delle principali associazioni di categoria — tra cui AGeSpi, Aiop, ACI Welfare Lombardia, Anaste, Anffas Lombardia, Arlea e UNEBA Lombardia — il settore ha registrato circa due milioni di mancate presenze, con una perdita stimata di 200 milioni di euro di entrate.
Di questi, 80 milioni derivano dalla riduzione dei trasferimenti del Fondo Sanitario Regionale, mentre i restanti 120 milioni sono legati alle mancate rette pagate direttamente da ospiti e famiglie. Il calo è stato determinato dall'elevato numero di decessi durante la prima ondata pandemica e dalla ritrosia delle famiglie a inserire nuovi ospiti in ambienti considerati ad alto rischio di contagio.
Le associazioni hanno lanciato un appello congiunto a Governo e Regione Lombardia: "Se le istituzioni non trovano soluzioni concrete, molte strutture rischiano la chiusura o la riduzione dei servizi, con gravi conseguenze per anziani, persone con disabilità e loro famiglie".
L'avv. Luca Degani, per UNEBA Lombardia, ha sottolineato che il 90% del sistema sociosanitario lombardo è gestito da imprese sociali private che operano sulla base di convenzioni con la Regione. "È necessario che Governo e Regione riconoscano questa realtà strutturale e intervengano con misure concrete di sostegno economico", ha dichiarato Degani.
Il settore chiede in particolare: l'erogazione delle quote sanitarie anche per i posti vuoti nel periodo dell'emergenza, il rimborso dei costi straordinari sostenuti per DPI e misure di sicurezza, e l'avvio di un tavolo permanente di confronto tra istituzioni e rappresentanti del settore.
