Fonte: articolo di Luca Enrico DeganiIl Giorno

La diffusione del Covid-19 nelle Rsa è stata un dato di fatto che ha reso per la prima volta un acronimo sconosciuto ai più come un luogo noto alle masse, come il luogo in cui si è svolta la “strage degli innocenti”. Dobbiamo ancora comprendere se quanto accaduto fosse prevedibile o no. Ma se è certo che le Rsa sono un luogo di facile diffusione dell’epidemia, altrettanto certi devono essere i comportamenti generali di massima tutela. Ci si aspetta che la popolazione anziana sia oggetto di screening continuo e analitico. Si deve poi garantire agli anziani un livello di tutela sanitaria e ospedaliera che si prenda carico farmacologicamente, con specialisti dedicati ed in maniera anticipata del loro eventuale stato infettivo.

Serve che il sistema sanitario si attivi con un’attenzione igienistico-organizzativa che faccia sì che diventino realtà dichiarazioni come quella di passare dalla centralità ospedaliera al territorio. Serve certezza di avere dispositivi di protezione individuale.

Dobbiamo imparare dalla storia recente. Oggi non solo le Rsa ma tutta la popolazione anziana e pluripatologica deve essere posta al centro del sistema sanitario. L’ospedale è un luogo paradossalmente ultimo sul quale porre attenzione.

Prima serve tutelare con screening programmati le persone fragili e chi opera o vive con loro. Poi servono linee guida igienico-organizzative omogenee per la gestione degli eventi infettivi sul territorio per i luoghi di vita collettiva dei fragili. Quindi serve attuare il supporto delle professionalità mediche ospedaliere a servizio delle persone che lì vivono e che hanno il medesimo diritto alla salute di tutta la popolazione.

Ci si augura si affrontino i rischi evitando effetti mediatici.