Dopo la firma del decreto attuativo da parte del ministro Catalfo, ci vorranno sei mesi prima che diventi operativo. Ecco che cosa devono fare in questo periodo associazioni, onlus ed enti.

di Fausta Chiesa

Fonte: Corriere della Sera – Buone Notizie

La Riforma entra nel vivo

Il 15 settembre il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, ha firmato il decreto attuativo del Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts). Con la nascita del registro unico nazionale, pubblico e telematico, che sostituirà una miriade di registri locali, si concretizza uno dei tasselli fondamentali della riforma del Terzo settore avviata nel 2016. Ma che cosa succede adesso per le centinaia di migliaia di organizzazioni, tra associazioni, onlus, enti e tutte le forme in cui il non profit si è strutturato finora?

I tempi

Il Registro è istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, è pubblico ed è accessibile in modalità telematica. Dalla pubblicazione del decreto, devono passare 180 giorni per arrivare all’operatività del Registro. Un semestre che servirà a creare la piattaforma informatica e a consentire alle Regioni di allinearsi sulle procedure di iscrizione e cancellazione degli enti. Il Registro unico è infatti nazionale, ma sarà gestito dal punto di vista operativo su base regionale, «a eccezione però – precisa Luca Degani, membro del Consiglio nazionale del Terzo settore – delle Reti nazionali la cui gestione verrà centralizzata presso il ministero del Lavoro».

A che cosa serve iscriversi

L’iscrizione al Registro non è obbligatoria. Ma è conveniente dal punto di vista economico. Gli enti che decideranno di iscriversi potranno accedere ai nuovi regimi fiscali agevolati previsti dalla riforma (come il regime forfettario per gli enti non commerciali e i regimi fiscali ad hoc per le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale) e ricevere il 5 per mille dell’Irpef, che in futuro che in futuro potrebbe essere riservato ai soli enti iscritti al Registro unico.
«Inoltre – aggiunge Degani – è conveniente anche dal punto di vista del ruolo della propria Organizzazione quale portatore di interessi generali. Tale posizione di vantaggio viene nella norma riconosciuta da parte della Pubblica Amministrazione su più piani. Infatti, oltre a prevedere un regime di favore fiscale e tributario, la disciplina del codice ipotizza la facoltà di riconoscere un ruolo privilegiato nella erogazione e gestione di tali servizi di interesse generale agli enti di terzo settore. Questo anche attraverso modalità di affidamento diretto per il tramite ad esempio di accreditamento, convenzione o coprogettazione».
Per la piena attuazione dei nuovi regimi fiscali serve comunque l’autorizzazione della Commissione europea che – al momento – non è ancora stata chiesta dal governo italiano.

Come ci si iscrive

In base al Codice del Terzo settore, la domanda di iscrizione deve essere presentata dal rappresentante legale presso l’ufficio regionale o provinciale competente oppure l’ufficio statale per l’iscrizione nella sezione delle reti associative. La domanda viene valutata ed evasa entro 60 giorni con l’iscizione o la richiesta di adeguamento se la domanda non è corretta. o non è completa. Se entro 60 giorni non si ha alcuna risposta la domanda viene considerata accettata. Le prime iscrizioni partiranno quindi dalla primavera 2021: le 27.300 associazioni di promozione sociale e le 36.567 organizzazioni di volontariato passeranno automaticamente. Le 22.836 onlus per iscriversi dovranno scegliere a quale tra le sette sezioni disponibili appartenere: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, altri enti del Terzo settore.

Che cosa succede a Odv e Aps?

«L’articolo 30 del decreto – spiega Degani – prevede un processo di “popolamento iniziale del Runts”, che vede coinvolti gli enti aventi qualifica di Odv e Aps. I dati relativi a tali enti saranno infatti oggetto di trasmigrazione a cura degli uffici competenti dei registri Regionali o Provinciali in taluni casi, presso i quali gli stessi sono attualmente iscritti». La migrazione delle associazioni di promozione sociale e delle organizzazioni di volontariato non sarà automatica ma si dovranno attivare le amministrazioni competenti che verificheranno i requisiti.

Che cosa serve

Innanzitutto uno statuto scritto sulla base delle indicazioni previste dal Codice del Terzo settore. «Il più volte citato termine del 31 di ottobre – precisa Degani – non costituisce termine decadenziale per gli adeguamenti statutari, ma riguarda l’adozione delle modifiche di mero adeguamento con le maggioranze semplificate per gli enti aventi qualifica di Odv e Aps e per gli enti aventi qualifica di onlus.
Poi un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec), perché le comunicazioni con il Registro unico avverranno tutte in via telematica. L’accesso al Registro unico impone anche obblighi di trasparenza: per iscriversi, gli enti dovranno presentare il bilancio dell’anno precedente (o dei due anni prima, se nati da più tempo).